Santuario

SANTUARIO DI S. MARIA DELL’APPARIZIONE DETTO “DEL TOMMASONE”
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ORIGINE:
Dal punto di vista storico, la nascita del Santuario è conseguenza di un’apparizione mariana. Esiste un testo, redatto dal giovane pandinese Fermo Alghisi alla fine dell’ottocento, nel quale viene trascritta da più antichi documenti la storia dell’apparizione.
In esso emerge il ruolo del giovane Tommaso Damici, al quale apparve la Madonna del Riposo presso la cascina detta Falconera nell’anno 1432. All’indomani dell’evento prodigioso, convinte le autorità, nacque un primo luogo di preghiera sul sito della suddetta apparizione, consistente in una piccola cappella.
In una nicchia all’interno della cappella venne collocata la quattrocentesca statua lignea della Vergine, tuttora conservata presso il nuovo Santuario.

NASCITA DEL SANTUARIO
In seguito al consolidarsi della devozione, la cappella venne inglobata in un più ampio Santuario edificato alla fine del XV secolo. Sotto il portico antistante la Chiesa, venne conservata la cappella preesistente, nella quale continuò la devozione alla Vergine attraverso il suo simulacro.
Il Santuario quindi comprendeva: la cappella dell’apparizione, una fontana, la Chiesa con portico, ed una casa dove risiedeva un eremita addetto alla cura del luogo.
Nel seicento, per attribuire maggiore dignità e rilievo al culto della Vergine, la statua lignea fu spostata dalla nicchia esterna (che costituiva il reale luogo dell’apparizione) al più consono altare maggiore nell’abside del Santuario.

L’ANTICO SANTUARIO
Angelo TommasoneLa descrizione più completa perviene grazie alla visita pastorale del Vescovo Fraganeschi del 1752. L’edificio appariva di discrete proporzioni, con portico in facciata; l’interno era ad una sola navata con ampio presbiterio contenente l’altare maggiore. L’altare ligneo custodiva la statua della Madonna (oggi nel nuovo Santuario) nascosta da una tela che recava dipinta la stessa immagine, e che, tramite un meccanismo, veniva sollevata durante le feste maggiori, mostrando così la statua ai fedeli.
Dietro l’altare si trovava un ampio coro illuminato da due finestre, tra le quali era collocata una tela con l’immagine di San Rocco, verso il quale nei secoli si era sviluppata una forte devozione parallela a quella per la Vergine.
Nella navata si trovavano due altari laterali, uno a destra, con statua di San Rocco, ed uno a sinistra, contenente un enorme quadro dell’Assunta. Questa grande tela di Andrea Mainardi, detto il Chiaveghino, dipinta nel 1586, è oggi conservata nella Chiesa Parrocchiale sul lato destro dopo l’ultima cappella. Fu commissionata per l’altare maggiore del Santuario, ma la costruzione del nuovo altare con l’immagine della Vergine ne fece venir meno la funzione, determinandone lo spostamento nell’altare laterale.

AFFRESCHI
Copia di IMG_6890Le pareti erano ricoperte da numerosi affreschi di epoche diverse, recanti immagini di Santi. Ad oggi restano lacerti visibili di quanto rimane dell’antico Santuario.
Si possono riconoscere, da sinistra verso destra, San Fermo, i Santi Gioacchino ed Anna, San Defendente e San Carlo Borromeo in adorazione della Madonna di Loreto, le Sante Margherita e Lucia. Tutti gli affreschi sono inquadrati in una partitura pittorica che simula un susseguirsi di lesene in falsa prospettiva, che a loro volta inquadrano riquadri e nicchie.

SOPPRESSIONE DEL SANTUARIO
Nella seconda metà del XVIII secolo, il lento declino del Santuario si concluse con la soppressione dovuta agli effetti di una riforma promulgata da Maria Teresa d’Austria nel 1755, che aveva coinvolto anche il patrimonio ecclesiastico.
La statua, simbolo della devozione dei pandinesi alla Madonna, venne quindi collocata sull’altare maggiore della Chiesa di S. Marta, con la promessa di essere riportata nella sua Casa appena fosse stato possibile.
Il Santuario, dopo reticenze da parte dell’amministrazione locale, dovette essere venduto a privati, che presto lo adibirono a cascinale. I proventi della vendita vennero destinati al pagamento dei debiti contratti dalla Comunità pandinese per la costruzione dell’ambizioso progetto della Chiesa Parrocchiale.

IL NUOVO SANTUARIO

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A distanza di oltre due secoli, giunse il momento tanto atteso, e, grazie all’infaticabile opera dell’allora Parroco Mons. Luigi Alberti, fu possibile riedificare un nuovo Santuario dove ricollocare la venerata immagine della Vergine del Riposo.
Posata la prima pietra il 23 Aprile dell’anno 1995, il Santuario venne consacrato il 5 Ottobre del 1997 dall’allora Vescovo di Cremona Mons. Giulio Nicolini.
Il nuovo edificio rispetta il significato dell’antico Santuario: vi si riconoscono infatti la fontana, memoria dell’antica vasca d’acqua, le opere Parrocchiali annesse (fra le quali la Casa dell’Accoglienza), che richiamano l’antico casolare dell’eremita, il portico, segno dell’accoglienza verso i pellegrini.

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Ipotesi ricostruttiva della pianta dell’antico Santuario, secondo le cronache di Mons. Fraganeschi. Lo schizzo ricostruttivo non ha pretese di scientificità, ma è utile alla comprensione della struttura compositiva dell’antico in riferimento a ciò che rimane.
In rosso viene evidenziato ciò che dell’antico è ancora oggi esistente.
(1) Cappella dell’Apparizione, collocata fuori dalla Chiesa, sotto il portico in cui venne in prima sede custodita l’immagine lignea della Madonna del Riposo. Essa era posta all’interno della nicchia ancora visibile sul muro di facciata del rudere dell’antico Santuario. Quando la statua venne spostata, al suo posto fu inserita un’immagine di San Rocco.
(2) Altare maggiore. Comprendeva un’ancona lignea adibita alla custodia della statua della Madonna, la quale venne qui spostata per motivi liturgici.
(3) Altare dell’Assunta. Vi si trovava il dipinto di Andrea Mainardi detto il Chiaveghino, oggi custodito nella parrocchiale.
(4) Altare di San Rocco. Testimonianza di una parallela devozione a questo Santo.
(5) Campanile, che al piano terra custodiva una piccola sacrestia.
(6) Coro della Chiesa, su cui si aprivano due ampie finestre.
(7) Casa del romito, che comprendeva una stalla.
(8) Fonte di acqua benedetta, costituita da una lunga vasca in muratura, alla quale si accedeva tramite nove gradini per le abluzioni.

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