Santa Marta

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COLLOCAZIONE:
L’Oratorio di Santa Marta è situato nella piazza antistante il Castello di Pandino, idealmente in dialogo con esso tramite il nartece (oggi murato) che lateralmente si apriva in asse con l’accesso al Castello.
L’Oratorio nasce probabilmente come Chiesa ausiliaria e cappella palatina, mancando nel vicino Castello dei Visconti un luogo deputato alla preghiera.

EPOCA:
Costruito nella seconda metà del quattrocento, presentava una struttura differente da quella attuale modificata alla fine del XVIII secolo, quando la demolizione e successiva ricostruzione della Parrocchiale richiesero un luogo alternativo per le Celebrazioni Liturgiche.
La Chiesa venne infatti ampliata, murando le aperture del nartece, che permisero di aumentarne lo spazio (a testimonianza del portico, restano gli archi in mattoni visibili all’esterno, ed il sistema decorativo interno).

STORIA:
Era annesso alla Chiesa un complesso di edifici addossato alla stessa sul lato destro, in uso alla Confraternita di Santa Marta.
Detta Confraternita era costituita da laici pandinesi dediti ad opere di carità. È interessante osservare che la Confraternita aveva accesso privilegiato alla Chiesa: una porta al secondo piano della casa dei confratelli si apriva su un soppalco teatralmente aperto alla Chiesa tramite l’arco della prima campata.
In questo modo i confratelli potevano riunirsi in raccoglimento proprio all’interno dell’edificio sacro.

AFFRESCHI:
La piccola Chiesa, come il vicino Castello, affida il suo palinsesto decorativo unicamente ad affreschi, essendo la sua architettura spoglia e disadorna.
Gli affreschi (probabilmente dipinti nel XVI secolo) ricoprono le nude pareti con una partitura a grande scala di lesene e trabeazioni, che si aprono verso l’altare con un ampio arco trionfale. All’interno di questa composizione architettonica trovano spazio riquadri a cornice e figure.
Pregevole il programma pittorico dell’arco di accesso al presbiterio, che comprende nel primo registro le due sante protettrici di Pandino (S. Marta e S. Margherita) ben inserite nella finta architettura trionfale tramite nicchie.
Al secondo registro, uno spaccato di cielo vede comparire Dio Padre che irraggia di Spirito Santo la Vergine in presenza dell’Arcangelo Gabriele, venuto ad annunciare il concepimento di Cristo.
Nell’abside continua l’inquadramento di lesene e cornici interrotto al centro da un vuoto nell’intonaco. Qui doveva essere collocato l’altare originario rimosso in epoche successive. Sulle lunette della volta unghiata sono collocati i segni della Passione di Cristo sorretti da putti. Il decoro delle nervature della volta è affidato a festoni fitomorfi.

DSCF0161OSSERVAZIONI:
La planimetria e le specifiche della Chiesa quattrocentesca sono rilevabili all’interno delle visite pastorali (testi post-tridentini, redatti durante le visite dei Vescovi cremonesi, che contengono tra l’altro relazioni sullo stato dei beni ecclesiastici; consultabili presso l’Archivio Diocesano). Dalle descrizioni si ricava che:

La Chiesa presentava un portico ora inglobato nella stessa;

  • Sul lato destro si trovava una nicchia la cui scatola muraria è oggi visibile dall’interno del cortile;

  • Si rileva la presenza, sopra il portico, della stanza di preghiera dei confratelli, oggi scomparsa e sostituita con il balcone ligneo per il coro. Ad oggi, a conferma della sua esistenza, si individuano nell’intonaco tracce di porte, e chiari segni di un solaio oggi scomparso.

 Facile lettura della morfologia della Chiesa originaria ci viene inoltre offerta dagli affreschi stessi, i quali, grazie alla loro presenza od alle loro lacune, consentono di chiarire le modifiche subite dall’edificio nel tempo.

img054Una rara fotografia del presbiterio di S. Marta in una foto del 1939 (g.c. Luigi Medri)